Lucidatura e verniciatura

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lucidatura a gommalacca

In base alla tipologia del manufatto, all’epoca e alle esigenze del cliente, nel mio laboratorio eseguo solitamente due tipi di lucidatura:

  • lucidatura a gommalacca
  • lucidatura a cera

pur essendo più economiche e più resistenti non utilizzo resine e vernici sintetiche perché creano un effetto plastico poco adatto ad un mobile antico, per il quale reputo più idoneo l’utilizzo delle resine e delle cere naturali.

STORIA DELLA LUCIDATURA DAL MEDIOEVO AD OGGI

Nel Medioevo, pur non avendo notizie certe sembra che, per i mobili non dipinti, il legno fosse lasciato al naturale, solo raramente lucidato con grasso animale.

LA LUCIDATURA A CERA

Nel quattrocento, con l’introduzione della tarsia alla certosina (una tecnica d’intarsio) la lucidatura veniva effettuata con cera d’api e aveva lo scopo di far risaltare il contrasto dei diversi colori delle essenze legnose impiegate per gli intarsi.

All’inizio del Cinquecento, in Toscana si diffuse una tipologia di lucidatura con olio di noce, di lino o di papavero, steso a pennello in più mani a distanza di una giornata l’una dall’altra.

Questo tipo di lucidatura scuriva molto il legno specialmente il castagno o il rovere (molto utilizzati in Toscana), perciò successivamente fu inventata una vernice a cera composta da un 20% di cera d’api vergine, un 15% di cera carnauba (cera vegetale estratta dalle foglie di Copernicia prunifera, una palma Brasiliana) e un 65% di trementina.

La suddetta vernice a cera veniva applicata strofinando con un panno di lana avvolto in una tela di lino; tale lucidatura a cera conferiva al mobile una tonalità dorata, perciò molto più apprezzata rispetto all’altra.

Dalla metà del Seicento fu utilizzata anche una miscela di olio di lino e polvere di Tripoli (farina fossile) che veniva passata più volte sulle superfici fino a ottenere una spessa patina coprente.

Dal Settecento, soprattutto a Venezia, si ebbe la possibilità di disporre della Sandracca, resina naturale prodotta da alcune piante della famiglia delle Cupressaceae, essudata dal tronco in piccole gocce trasparenti mescolata con trementina.

Questa resina era usata come vernice coprente e applicata a pennello su sculture policrome, ma soprattutto su mobili dipinti, al fine di imitare le lacche orientali dando origine ad un stile di arredo, caratteristico della zona di Venezia, definito in Lacca Povera.

LA LUCIDATURA A GOMMALACCA

Alla fine del Settecento, in Francia, durante il periodo Napoleonico, si avviò una nuova tipologia di lucidatura, chiamata appunto lucidatura alla francese a base di gommalacca sciolta in alcol.

La gommalacca è una secrezione resinosa prodotta in grande quantità dalla femmina dell’insetto Tachardia Lacca che vive sull’albero Butea Frondosa dell’India o della Cina. L’insetto secerne questa resina nel corso della digestione per ricavarne un rivestimento resistente nel quale nidificare e deporre le uova.

gommalacca indurita su arbusti legnosi

Questo materiale di color variabile dal giallo al rosso al marrone, viene raccolto insieme ai ramoscelli dell’albero, staccato da essi e sottoposto ad una serie di trattamenti che consentono di ricavarne diversi prodotti, sia coloranti, sia resinosi che cerosi, la gommalacca appunto, è uno di questi.

In commercio la gommalacca si trova in scaglie traslucide color ambrato.

La lucidatura a gommalacca in Italia viene chiamata a tampone, a stoppino o a spirito, poiché è sciolta in alcol. Si effettua con un tampone, detto anche stoppino, costituito da un grosso batuffolo di lana, avvolto in tela di lino; viene passato sulla superficie del legno con movimenti ben precisi e numerosi, lasciando passare 24 ore tra una mano e l’altra, avendo cura di svolgere questa operazione in un ambiente ben riscaldato.

lucidatura a stoppino

A Venezia e provincia si passava una ventina di mani di gommalacca, ognuna più diluita delle altre, per ottenere una lucidatura detta a specchio.

La gommalacca poteva essere tinteggiata con terre colorate, per quanto si preferisse, eventualmente, tinteggiare i legni prima di lucidarli e si ricorresse alla gommalacca tinta per togliere eventuali difetti riscontrati durante la lucidatura; oggi si può colorare la gommalacca con le aniline all’alcol miscelate in piccole quantità.

La Lucidatura a gommalacca continuò ad essere usata fin ai tempi nostri, insieme alla lucidatura a cera.

L’AVVENTO DEI MATERIALI SINTETICI

Tra fine Ottocento e inizio del Novecento furono introdotte le cere e le vernici sintetiche applicate a spruzzo.

L’utilizzo industriale cominciò verso il 1917, dopo l’apparire delle prime vernici alla nitrocellulosa, alle quali si deve essenzialmente il merito di aver diffuso questo sistema di verniciatura.

Da allora furono apportati dei continui e sensibili perfezionamenti alle apparecchiature di spruzzatura in modo da rendere sempre più pratico, rapido ed economico tale procedimento, sia nella grande e media industria, che nel piccolo lavoro artigiano.

Così dopo anni di studi e ricerche, si è passati dalla spruzzatura a freddo, ai procedimenti modernissimi di spruzzatura a caldo.

In Italia questi apparecchi hanno fatto apparizione nel 1952 per opera di una notissima fabbrica svedese: la Svenska Maskinaktiebolaget Greiff di Stoccolma.

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